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Di una donna nessuno si occupa - In Sud Africa con Doyle




(Dal nostro inviato speciale)

Nairobi, marzo.

A poche miglia da Nairobi, andando verso ovest e verso settentrione, si entra nella riserva dei kikuyu. Si chiamano riserve (il termine ufficiale è "native areas") i territori assegnati agli indigeni perché vi si governino a loro modo, vi continuino le tradizionali occupazioni coltivando la terra o allevando armenti; è vietato ai bianchi acquistare terra nelle riserve indigene o abitarvi. Fuori di queste aree, la terra appartiene a Sua Maestà la graziosa regina britannica; e parte è stata lasciata intatta, per la caccia, per la conservazione delle foreste, per i cosiddetti «parchi» destinati a ospitare la fauna originale; e parte è stata ceduta o si cede ai bianchi perché ne facciano a loro volta quello che vogliono: la disboscano, la bonificano, la lasciano così com'è finché gli fa comodo, vi allevano grano, caffè, tè, sisal — un'agave americana dalle cui fibre si fanno corde e tessuti —, piretro, — una specie di grossa margherita da cui si estrae il DDT ed è in coltivazione più facile e sicura che vi sia. Il fiore si difende da sé con i suoi effluvi dagli insetti nocivi. Di queste tre categorie di utenti (tra i quali è diviso il suolo del Kenya, gli animali, i negri ed i bianchi), indubbiamente i primi stanno meglio di tutti, specie se siano leoni, elefanti, rinoceronti, ippopotami, bufali, bestioni che non hanno da temere offesa da alcun'altra fiera. Stanno meglio di tutti, anche se non se ne rendono conto (ma del modo come certe giraffe si mettono in posa, squadrando dall'alto con la testolina curiosa il turista che si accinge a fotografarle, dal compiacente spettacolo che danno di sé certi elefanti che si abbeverano e si rinfrescano agli stagni, si ha l'impressione che sappiano benissimo che sono qui per l'innocuo diletto dei visitatori), oltre che per l'interesse che abbia la scienza alla loro conservazione. Hanno in certezza del nutrimento, ché nella riserva ci sono tutte le piante necessarie a quelli di essi che se ne fanno cibo, ed una quantità che non teme carestia di animali da pasto per i carnivori, specie grazie a stupide zebre. Hanno acque a cui abbeverarsi, frondose macchie sotto cui radunarsi nelle ore della canicola. Il loro nemico antico, l'uomo, in questi parchi si è tramutato in un loro servitore, in un amabile e sollecito custode, se preferite, o viene loro a far visita con rispetto e cerimonie. I visitatori possono andare liberamente da un capo all'altro della riserva, grande spesso come una nostra provincia, per strade e piste; gli si raccomanda di non uscire dall'automobile, se escono è a loro rischio, ché gli è assolutamente vietato di portare armi. Non solo, ma qua e là minuziosi cartelli raccomandano di non disturbare gli animali, di non irritarli, di non seccarli, do not annoy them. La fuga in camicia Poi vengono i bianchi, che facevano qui una vita da papi finché non cominciò questa seccatura dei Mau Mau; sarebbero ben felici adesso di godere gli stessi privilegi dei leoni e degli elefanti, che cartelli vietassero agli indigeni di portare armi e di dar loro fastidio, e che a quei cartelli gli indigeni obbedissero. Adesso c'è quella atmosfera di pericolo e di minaccia di cui vi ho parlato; si muovono, si seggono a tavola, vanno a letto sempre col fucile o la pistola a portata di mano; al calare dell'oscurità si chiudono dentro a chiave; qualcuno si è costruito anche un piccolo ridotto dentro casa, il su supplizio, con una finestrella per sparar fuori e un mucchio di sassi intorno; nella regione dei monti Aberdare, dove gli armati Mau Mau sono di casa, ogni colono ha collocato sul tetto un faro che accende quando è attaccato o si sente minacciato, affinché i vicini, già messi in allarme dai colpi di arma da fuoco, sappiano dove accorrere. Il faro si accende dal di dentro con un congegno semplicissimo, basta tirare una corda che pende dal soffitto e viene a finire accanto al letto, proprio come un laccio di campanello. E i boys indigeni al crepuscolo sono messi fuori di casa.L'altra notte una signora bianca, che vive sola nella sua fattoria presso Mitubiri, nella zona più inquieta, fu costretta a scappar via in camicia perché un gruppo di negri le aveva appiccato il fuoco alla casa. Svegliata dai bisbigli e rumor di passi, allungò subito la mano alla pistola e sparò fuori dalla finestra. Poi udì il crepitare delle fiamme, il tetto di stuoie che ardeva; e si gettò nuda fuori nei campi, verso la fattoria più vicina, un mezzo miglio distante. I vicini accorrendo verso la casa in fiamme si scontrarono in alcuni negri e gli tirarono addosso ed ebbero l'impressione di averne colpito qualcuno. Il giorno dopo la signora seppe che due dei suoi boys erano feriti e fu costretta a pensare che proprio da essi fosse venuto l'attacco. Vengono infine i negri che lavorano; che vivono peggio di tutti; perché la terra delle loro riserve non gli basta più, si son troppo moltiplicati negli ultimi tempi; non solo l'uomo bianco ha insegnato loro certe regole igieniche e l'uso dei medicamenti, ma ha fatto cessare anche le guerre fra le varie tribù, soppresso insomma per il loro benessere, arrivano a limitare l'aumento della popolazione, a creare quel forte divario fra il numero delle donne e degli uomini che è condizione prima della poligamia. Soprattutto i kikuyu, che sono agricoltori (per quanto cattivi agricoltori, dicono) sono troppo sul terreno loro assegnato; in certi distretti, come quello di Kiambu, piovevano a più seimila fango di tutto il Kenya, il quaranta per cento della popolazione è ormai senza terra. Ho avuto occasione più volte di traversare la riserva kikuyu, andando e tornando dalle pendici del Monte Kenia, andando o tornando dalla vallata che si stende sotto i monti Aberdare, ove sono le fattorie più minacciate, abitate da pittoreschi coloni che si son fatti in faccia e i gesti del combattente di frontiera; taluni sembrano proprio che aspettino sempre la visita di un fotografo o di un cinematografaro, si accovacciano con trasandatezza elegante, portano con bella fierezza il fucile ad armacollo, le cartucce alla cintura, le pistole nelle tasche, scrutano la macchia ed il bosco come fossero sempre di pattuglia, si chinano a leggere le orme di uomini o di animali nel terreno arido. L'uomo non fa nulla Il segno più allarmante è la traccia di una scarpa, specie se con i tacchetti; di molte tracce di piedi nudi; le scarpe le portano i capi, colonnelli o generali che siano, a malincuore, perché camminerebbero molto meglio nudi, ma è questione di prestigio; da quelle orme di scarpe mescolate a quelle di piedi nudi, da steli piegati, da ramoscelli infranti di recente i più esperti possono sa dire con certezza quanti centinaia di Mau Mau siano passati nella notte, andando da un capo all'altro della foresta. Dicevo che ho traversato più volte la riserva dei kikuyu; e a dimenticarsi di quei morti ammazzati ogni tanto, o con bufere che sventrano automobili della polizia e dell'esercito che corrono su e giù, si ha l'impressione di una vita primitiva e serena, in un paesaggio di molli colline e di vallette minuziosamente coltivate, una vegetazione densa di granturco, di agavi, di canne di zucchero, di banane — il banano è un'erba gigantesca che sembra un albero, ha la foggia di una palma molto decorativa con una vasta ruota di larghe foglie —; e frequentissimi, all'ombra di alberi dalla gran chioma, nel fondo di una forra umida, gruppetti di capanne rotonde, di terra o di fango, con il tetto conico di paglia; e nei campi, fra le capanne, lungo la strada, negri che vanno e vengono e non si capisce sempre bene che cosa facciano, chi sta immobile sul terrapieno quasi per contare le macchine che passano, chi siede sull'orlo della strada conversando in crocchio, chi cammina sciolto portando un bastone come una lancia e sorridendo un saluto al bianco che passi. Poi ci si accorge che gli uomini non fanno altro che questo, tutto il lavoro, tutta la fatica, tutti i carichi sono lasciati alle donne; anch'esse gremiscono i campi e la strada, ma passano curve sotto pesi enormi, reggono secchi colossali o fastelli di legna con l'aiuto di una corda tesa sulla fronte, che gli incide il cranio di un solco che le deforma fin dall'adolescenza.
Una povera missionaria Non è piacevole la vita per le donne kikuyu, se non forse gli anni dell'adolescenza anteriori alla cerimonia della iniziazione, che è loro concesso giocare e foraggiare con i coetanei maschi, dormire anche abbracciate con essi in una specie di morbosa intimità, dalla quale ogni compromettente gesto amoroso è escluso da ferocissimi tabù. Ma poi viene il giorno in cui è iniziata alla vita di donna; è (rescisse, dicono perché sia più fedele al marito, perché possa avere figli più belli e più vigorosi; dopo di che entra come una serva nella casa dell'uomo che la sposa, gli prepara il cibo, gli fa da bestia da soma, è considerata buona moglie soltanto se si accuccia con docilità a far la sua parte; manda meno mosse ignote è un motto kikuyu citato da padre Cagnolo, un missionario della Consolata che ha scritto sui kikuyu un libro che fu testo per gli studiosi; e vuol dire, «di una donna nessuno si occupa». E attende solo che il marito si prenda una seconda, una terza moglie o un'altra ancora, quando un amico o un parente, quando un uomo li ha concessi dagli uomini della tribù, tu compenso, di invitare a dormire con lui l'uomo bianco ha insegnato a un parente, quando il marito abbia a che fare con un'altra moglie, e ne sia stato avvertito. Né possono avere molte speranze per l'avvenire queste donne, che forse per sentir meno la pena — ma vi sono abituante fin dall'adolescenza —, si vestono di stoffe allegre, di vivacissimi colori, fanno pendere dai lobi dell'orecchio smisuratamente forato mazzi di anelli; poche speranze per il giorno in cui la tribù riesca veramente a scacciare i bianchi, e torni padrona della terra, e s'impadronisca dei ritrovati meccanici inventati dal bianco. Perché questo nazionalismo kikuyu, questo movimento che ha parole di evoluzione e di progresso, afferma d'altro canto che la tribù deve conservare intatti i suoi caratteri tradizionali, i riti antichi, le leggi dei padri, le cerimonie che segnano il passaggio da un'età all'altra, e così la poligamia e la circoncisione. Con la parola indipendenza essi intendono non soltanto il bianco fuori dai piedi, ma la liberazione da pratiche e costumi imposti dai missionari cristiani. E poiché questi missionari, specialmente i protestanti, sono i più accaniti a combattere le vecchie usanze, contro di essi sono stati sferrati gli attacchi dei Mau Mau, specie nei primi tempi; scuole arse, missioni assalite, missionari feriti. Si racconta a bassa voce, nelle case dei bianchi, l'orribile storia di una missionaria della Chiesa di Scozia, che era fra le più assidue a predicare contro la circoncisione delle ragazze (clitoridectomia). I kikuyu le entrarono una notte in casa e la circoncisero nel modo più primitivo e brutale. La povera missionaria non sopravvisse all'offesa.

Paolo Monelli

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